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Labyrinthos

Labyrinthos

dove c’è buio e incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
(W. Szymboska)

Enten Hitti Alchimie musicali

Labyrinthos

Immobile, silente  il simbolo del labirinto ci osserva. Dalle rocce istoriate  del nord e del sud del mondo alle mitologie classiche,  dalle rivisitazioni religiose medievali ai giardini rinascimentali, dai racconti letterari alle speculazioni filosofiche il labirinto manifesta la sua valenza di simbolo universale ed evoca spesso i misteri iniziatici, le vie che portano all’illuminazione. Partendo da questa suggestione Labyrinthos realizza in forma teatral-musicale un percorso rituale che accompagna i partecipanti in un avventura fra testi, suoni e azioni che li conduce fino al centro del labirinto. Lì ciascun partecipante abbandona qualcosa di se e, purificato, “vestito a nuovo”, può raggiungere l’uscita “trasformato”.
Labyrinthos è un viaggio per piccoli gruppi.  Viaggio fra una moltitudine di suoni arcaici e naturali, fra frammenti di testi e poesie (il mito di Teseo ed Arianna, la Divina Commedia, alcune poesie moderne).Un’ attrice-guida  conduce i partecipanti, legati con filo rosso, nei meandri del labirinto, alcuni performer-musicisti  compaiono durante il cammino definendo diversi quadri scenici e musicali. Un viaggio breve. Poco più di mezz'ora. Ma forte ed evocativo: che permette a ciascun spettatore di essere testimone di un piccolo, ma autentico cammino di trasformazione personale.
Labyrinthos prevede la costruzione di un labirinto con oggetti naturali e la partecipazione di piccoli gruppi con ingresso ad orari definiti. Labyrinthos, idealmente, può  essere rappresentato in giardini-labirinto evitando la costruzione della struttura.

La bellezza del creato è l'entrata del labirinto. L'imprudente che vi entra, dopo pochi passi non sarà più capace di ritrovare l'uscita. Sfinito, senza nulla da mangiare né da bere, circondato dalle tenebre, separato dai suoi e da tutto ciò che ama e conosce, cammina alla cieca, senza speranza, incapace perfino di rendersi conto se veramente cammina o se gira su se stesso. Ma questa sventura è nulla in confronto al pericolo che lo minaccia. Se non si perde d'animo, infatti, se continua a camminare, arriverà senza dubbio al centro del labirinto. E qui Dio lo attende per divorarlo. In seguito ne uscirà, ma cambiato, trasformato, poiché sarà stato mangiato e digerito da Dio. Resterà allora vicino all'entrata, per spingervi con dolcezza coloro che vi si accostano
(Simone Weil)

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