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OUT OF STANDARD ITALIA3 – Intervista agli Enten Hitti

Da qualche parte ho letto che il gruppo nasce nel 1990 dal sodalizio tuo e di Gino quale sono state le vs. esperienze precedenti e quale è la vs. formazione musicale?

Entrambi avevamo alle spalle delle esperienze in gruppi rock anche se quel mondo ci andava stretto. Buona l’energia, ma cercavamo altro. Stimoli e suoni diversi. Così la Scuola di Paleografia  Musicale di Cremona per  Gino, i corsi di perfezionamento in improvvisazione jazzistica con G. Gaslini e la scuola di Musicoterapia di Assisi e Milano per me. E così da tastiere e chitarra elettrica siam passati a studiare oboe, corno francese, percussioni e… elettronica.

A parte voi due qual è la formazione attuale del gruppo? Ho visto che ci sono musicisti come Gianpaolo Verga che hanno costantemente accompagnato il vs. percorso.

La formazione dipende molto dal tipo di progetto. Gianpaolo effettivamente ci accompagna al violino da piu di venti anni su diversi progetti. In questi anni stiamo lavorando con Enya Idda ( azioni rituali, partiture sensoriali, ambientazione degli spazi) ed Afra Crudo (canto etnico e danza immobile) negli sleeping concerts. Su altri progetti collaboriamo con Mariolina zitta (musica naturale), Lorenzo Pierobon e Alberto Guccione (canto armonico).

Il vs. gruppo è nato in un periodo  in cui molti gruppi post industriali avevano scelto un cammino esoterico e ritualistico vi sentite vicini a quel movimento o rivendicate una strada lontana da ogni tipo di influenza contingente?

Il cammino esoterico ci attrae molto, ma non sentiamo di appartenere al movimento di cui parli. E’ una coincidenza. Per caso abbiamo letto R. Guenon e per caso sono accadute delle cose….

Da dove nasce il nome Enten Hitti ha qualcosa a che vedere con l’orientalista Philip Kuri Hitti?

Ah ah. Queste è una vecchia storia. Tanti anni fa (poco oltre il punk) avevamo un nome “ I ti purgo” contratto in “Ittipurgo”. Poi abbiamo aggiunto una “H” forse perché inconsapevolmente attratti dalla misteriosa civiltà Hittita. Poi, dopo aver letto il testo filosofico “Enten Eller” di S. Kierkegaard, è uscito Enten Hitti. Suonava bene, senza pensarci tanto. Eppure senza cercare c’era tutto. La connessione fra le atmosfere nordiche e il sud e l’est del mondo. La tensione fra estetica ed etica…

Ho anche letto che avete collaborato con Walter Maioli, fondatore e anima degli Aktuala e con Vincenzo Zitello. Vi sentite in qualche modo successori di gruppi come appunto gli Aktuala, i Nadma gli Zeit o i Futuro Antico?

Walter Maioli l’avevo conosciuto alla scuola di musicoterapia poi ci siamo incontrati diverse volte nelle grotte di Toirano e ai Simposi di Arte preistorica e tribale in Val Camonica. La linea di Art of primitive Sounds  ha avuto una grande suggestione e in qualche modo, senza volerlo, alcune delle nostre cose sono partono da suggestioni dei gruppi che hai citato.

Avete collaborato con artisti molto diversi tra loro Sigillum S , Alio Die, Battiato, CSI, Officine Schwartz e appunto Walter Maioli oltre a vari musicisti etnici in giro per il mondo. A chi vi considerate musicalmente più vicini?

Ciascuno dei nomi che hai citato rappresenta un aspetto del nostro fare musica. Siamo vicini alle atmosfere meditative di droni e suoni naturali cosi come siamo vicini a certa elettronica o certe sonorità post industriali, cosi come siamo vicini al gusto per la melodia. Sono aspetti diversi che sorgono in momenti diversi delle nostre vite. Alcune volte, poco prima di spegnere la luce, ci capita di partorire canzoni che stanno a metà fra Nick Drake e Claudio Lolli. Cosi come altre volte escono brani ipnotici che potrebbero far venire in mente Third Ear Band, Penguin o Aktuala e cosi via…Quello che in qualche modo resta come cifra della nostra musica è una certa ariosità, un atmosfera solitaria, desertica, minimale sia che facciamo elettronica, etno-ambient, o canzoni di due accordi…

Il vostro fare musica può essere considerato  parte di un percorso di scoperta a 360 gradi o è l’elemento generatore delle vs. curiosità?

Si certamente il fare musica è parte di un percorso più ampio. Ci attrae il teatro, la danza, la letteratura, la performance e qualsiasi forma creativa che sia un buon veicolo di trasformazione personale. Certo la musica è stata una delle prime passioni. Credo che in quell’età bizzarra fra i 15 e i 20 anni ciascuno trova un veicolo per esprimere le sua angosce e i suoi sogni. La musica per noi è stata qualcosa del genere…

Quale importanza ha la parte concettuale nelle vs. performance dal vivo (installazioni, concerti nel buio, sleeping concerts, poesia sonora e performance teatrali) e non sentite la mancanza di questo “contorno” nelle vs. uscite discografiche?

Beh credo che si sia capito ormai che le nostre performance quasi sempre sono qualcosa di molto articolato e che prevedono oltre ad un canovaccio sonoro anche un canovaccio performativo , gestuale, sensoriale e concettuale rigoroso. In questo senso il disco testimonia solo una parte di quello che facciamo. Il DVD certo potrebbe rendere visibile le azioni, ma manca comunque tutta una parte sottile fatta di odori, atmosfere, sensazioni tattili che non sono riproducibili tecnicamente.

La ricerca su strumenti tradizionali ed elettronici che fa parte del vs. bagaglio di curiosità non vi ha mai portati all’esigenza di concepire ed eventualmente costruire nuovi strumenti?

Si certo. Abbiamo costruito vari litofoni con lastre di pietra serpentina trovate fra il materiale di scarto delle cave della Val Malenco. O vari tipi di sonagli con unghie, vetri, lumache, sugheri, o  con oggetti metallici arrugginiti trovati sulle spiagge dopo le mareggiate d’ inverno. E poi flauti d’osso, conchiglie tromba, zucche sonanti. In cantina c’è ancora uno strano strumento a fiato fatto con il teschio di un mulo…

Quale ruolo ha l’improvvisazione nella vs. musica?

Totale! Quasi tutti i brani nascono da improvvisazioni. Poi vengono rielaborati e fissati. Comunque anche quando vengono rifatti dal vivo partiamo da un canovaccio. E’ difficile che un brano venga rifatto esattamente allo stesso modo… questo è anche un limite… alcune cose vanno perse. Per sempre.

Vi considerate piu musicisti , compositori o semplicemente artisti che usano diverse modalità espressive?

La seconda.

Delle vs. uscite discografiche quale considerate la più riuscita e quale la meno?

Non saprei… Nostalgicamente dico che “Giant clowns of the solar world” pur essendo del ‘96 è un disco ancora straordinariamente attuale ed arioso. Poi ci sono stati dischi che forse non rifaremmo. “Musica Humana” del 1999 e che per coincidenza viene ristampato da Lizard  a marzo 2016 ci sembrava un po’ datato. Riascoltandolo oggi però ha dentro molta vita, forse con delle ingenuità, ma con molta vita…

Dal 2000 le vs. produzioni sono diventate meno frequenti da cosa dipende?

Dal 2000 al 2010 abbiamo fatto tanto in altri ambiti. Teatro, danza, viaggi, e qualche turbamento emotivo… E’ stato utile e come se molto materiale si fosse sedimentato lasciandosi il tempo di uscire senza affanno… poi dal 2010 in poi è riapparso.

Avete parzialmente prodotto il vs. ultimo CD con un finanziamento tramite internet come considerate l’ esperienza e la ripeterete in futuro?

“Fino alla fine della notte” in parte è stato prodotto con una campagna di fundraising, ma l’esperienza non ci è sembrata molto interessante. Le persone che hanno contribuito erano quasi tutti nostri amici o conoscenti. Sarebbe servita una comunicazione/promozione più forte da parte del portale che abbiamo usato. E poi quest’ ansia del tempo che scade. Bisogna arrivare a tutti i costi all’obiettivo entro 30 giorni. No non credo che ripeteremo la cosa…

Dopo l’uscita del CD “Fino alla fine della notte” quali sono i vs. progetti futuri?

Come dicevo prima a marzo uscirà la ristampa di “Musica humana” disco legato alla nostra esperienza col Consorzio Produttori Indipendenti. Probabilmente nel 2017 uscirà un’altra ristampa di “ A tutti gli uragani che ci passarono accanto” il disco più vicino alla forma canzone che abbiamo fatto. Nei prossimi mesi inizieremo a lavorare per il nuovo disco “ Via lattea”. Sarà un disco alla ricerca del “femminile” arcaico. Con tanti ospiti. Ma ora è presto per parlarne… Dal vivo metteremo in scena “Labyrinthos” un rituale sonoro di spaesamento e rinascita. Più un atto psicomagico sulla scia di Jodorowsky che uno spettacolo.

4 comments

  1. rasputin - 10 giugno 2016 13:46

    bella intervista! da l’idea del percorso fatto, delle suggestioni e delle ispirazioni. Fa venir voglia di ascoltare e venire ai concerti!

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    • rasputin - 27 giugno 2016 13:32

      ok

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  2. coupons code - 4 luglio 2016 7:49

    Ciao e grazie delle tue ottime spiegazioni. Volevo solo sapere ho appena costruito un sito blogzingarate di wordpress e vorrei aggiungerci il mio dominio personalizzato. Pensi che anche se è già iniziato riesco a fare la stessa cosa. Cioè si aggiorna da solo?

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  3. Hessy - 5 ottobre 2016 18:32

    That’s what we’ve all been waiting for! Great pontgsi!

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